Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.

(Bertolt Brecht)

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Sogni

Io credo che un incubo possa essere più reale della realtà stessa, poichè quando si dorme non si sa che è un incubo, mentre quando si è svegli si può far finta che tutta la vita sia un sogno.

Il vento non sa leggere di Richard Mason

 

Ogni anima possiede la propria parte di sogno… La cosa bella dei sogni è che non hanno limiti: ti danno ogni sorta di potere.

Il violino nero di Maxence Fermine

Beren e Luthien

 

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e, all’ombra della morte, luce imperitura. E di quelle storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien.

 

[…] Beren entrò in Doriath incespicando, reso grigio e curvo come da molti anni di dolore, tali e tanti erano stati i tormenti della via. Ma aggirandosi d’estate tra i boschi di Neldoreth, si imbatté in Lùthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva in cielo, e Lùthien danzava sull’erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell’Esgalduin. Ed ecco il ricordo di tutte le sue sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde in preda a un incantesimo, poiché Lùthien era la più bella di tutti i Figli di Ilùvatar.

 

Devi scegliere, Beren, tra queste due possibilità: abbandonare la cerca, venir meno al tuo giuramento e andartene vagando sulla faccia della terra, oppure mantener fede alla parola data e sfidare la potenza della tenebra sul suo stesso trono. Ma, quale che sia la strada che imboccherai, io verrò con te, e la nostra sorte sarà la stessa.

Lùthien

 

Addio, mia terra, addio nordico cielo
Benedetto poiché in esso lo stelo
Spuntò, e poi lieve corse
Sotto la Luna, e sotto il Sole sorse,
Di Lùthien l’Usignola,
Bella che a dirlo non basta parola.
Rovini pure il mondo tutto quanto
E sia dissolto in ogni membro, e infranto
Ricada nell’abisso atemporale:
La sua struttura sol per questo vale –
Sera, mattino, cielo, terra, mare -,
Che Lùthien lo ha potuto contemplare.

 

da Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien

Ho sceso, dandoti il braccio

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale