L’UOMO BIANCO NON CAPISCE NIENTE

L’Uomo Bianco capisce tutto in modo sbagliato. Dice che vogliamo la guerra, quando invece è la pace che cerchiamo. Vedete, questo copricapo lui lo chiama “casco da guerra”. Certo, lo usavamo in guerra, ma per la maggior parte del tempo serviva per le cerimonie, non per la guerra. Ogni penna rappresenta una buona azione – vedete, nel mio, ne ho trentasei. Non è un oggetto di guerra, serve a dire chi siamo.
Quando intoniamo dei canti, l’Uomo Bianco li chiama canti di guerra. Ma non sono canti di guerra, sono preghiere a Dio. Abbiamo dei tamburi e allora l’Uomo Bianco li chiama tamburi di guerra. Ma non sono per la guerra, sono per parlare con Dio. I tamburi di guerra non esistono.
L’Uomo Bianco vede i nostri guerrieri che si dipingono il volto e così parla di pitture di guerra. Ma non servono alla guerra, servono perché Dio veda chiaramente la nostra faccia se dobbiamo morire.
L’Uomo Bianco dice che noi Lakota siamo venuti sulle Colline Nere soltanto un paio di secoli fa. Si sbaglia. Siamo qui da milioni di anni. L’Uomo Bianco dice che Dio ha creato il mondo in sette giorni.
Si sbaglia: Dio sta costruendo il mondo da milioni di anni, e ancora non ha finito.
Lo fa nuovo ogni mattina quando sorge il sole. Se non lo facesse, puff, il mondo sparirebbe. Per questo noi Gli inviamo le nostre preghiere ogni mattina e ogni sera, per ringraziarLo per il mondo.
Se non lo ringraziassimo, potrebbe smettere di rinnovare il mondo ogni giorno e così tutto scomparirebbe.
E poi, che cosa rimarrebbe all’Uomo Bianco da rubarci?

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakota
di Harvey Arden)

Egli mi fissava

mia cara amica
tuo marito,
come
mi fissava.

Vuoi gettarlo via?

(Mandan e Hidatsa)

da Canti degli Indiani d’America