16 ottobre 1943

Frasi da 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti.
Il libro contiene due racconti, il primo intitolato appunto “16 ottobre 1943” e il secondo dal titolo “Otto ebrei”.

Fino a poche settimane prima, ogni venerdì sera, all’accendersi della prima stella, si spalancavano tutte grandi le grandi porte della Sinagoga, quelle verso la piazza del Tempio. Perché le grandi porte, invece delle bussole laterali e un po’ recondite come tutte le altre sere? Perché invece degli sparuti candelabri a sette bracci quello sfavillare di tutte quante le luci, che traeva fiamme dagli ori, splendore dagli stucchi – gli stemmi di Davide, i nodi di Salomone, le Trombe del Giubileo – e sontuosi bagliori dal broccato della cortina appesa davanti all’Arca Santa, all’Arca del Patto col Signore? Perché ogni venerdì, all’accendersi della prima stella, si celebrava il ritorno del Sabbato.
[incipit di “16 ottobre 1943”]

Ormai tutta Roma aveva saputo del sopruso tedesco, e se ne era commossa. Guardinghi, come temendo un rifiuto, come intimiditi di venire a offrir dell’oro ai ricchi ebrei, alcuni «ariani» si presentarono. […] Quasi umilmente domandavano se potevano anche loro… se sarebbe stato gradito… Purtroppo non lasciarono i nomi, che si vorrebbero ricordare per i momenti di sfiducia nei propri simili.

(Pagina 11)

Né il Vaticano, né la Croce Rossa, né la Svizzera né altri Stati neutrali sono riusciti ad avere notizie dei deportati. Si calcola che solo quelli del 16 ottobre ammontino a più di mille, ma certamente la cifra è inferiore al vero, perché molte famiglie furono portate via al completo, senza che lasciassero traccia di sé, né parenti o amici che ne potessero segnalare la scomparsa.

[explicit di “16 ottobre 1943”]

Roma, 24 marzo 1944. Si sta manipolando la cosiddetta «prima lista» per le Fosse Ardeatine. I tedeschi, per conto loro, hanno già prelevato dieci ostaggi.

[incipit di “Otto ebrei”]

Se prima negli ebrei si puniva l’ebreo, oggi al vedere la situazione, non già corretta, ma semplicemente capovolta con sì perfetta simmetria di antitesi, può nascere il dubbio che negli ebrei si perdoni l’ebreo.

(Pagina 71)

Ma chi, come gli ebrei, ha sete di libertà, una di quelle seti che tappezzano il palato: chi ha capito come la libertà sia letteralmente una questione di vita o di morte, è pronto a riconoscere che, tra tutte le libertà che compongono la Libertà, è compresa anche la libertà di essere antisemiti.

(Pagina 76)

[Gli ebrei] sono uomini, certo, e amano anche loro la sicurezza, il benessere, magari la felicità. Ma non è vero, non deve essere vero che poi, in compenso, pretendano le vacche troppo grasse. Se non altro, per dignità, per un equo senso della vita, per un loro umano amor fati, amore del rischio e del destino. Né troppo magre, né troppo grasse. Una cosa giusta.

[explicit di “Otto ebrei”]

DENUNCIA, RICORDO, RACCONTO, TRAGEDIA
Toccante, crudele, scarno pur essendo particolareggiato, questo resoconto parla con obiettività e giusto un filo di ironia, denuncia e ricorda, descrive e commuove. Insomma, non trovo proprio un modo migliore per descriverlo se non quei due semplici aggettivi usati da Natalia Ginzburg: breve e splendido.
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/11343

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