Max Havelaar

Frasi da Max Havelaar, ovvero Le aste del caffè della Società di Commercio
di Multatuli (vero nome Eduard Douwes Dekker)

Faccio il sensale nel ramo del caffè, e abito in Lauriergracht n. 37. Non è mia abitudine scrivere romanzi o cose del genere, e c’è anche voluto un bel po’ prima che mi decidessi a ordinare un paio di risme di carta extra per stendere quest’opera che tu, caro lettore, hai appena preso in mano e devi leggere, se fai il sensale di caffè, o anche se fai qualcos’altro.

[incipit]

A chi mi chiedesse se la gente che lavora nelle piantagioni riceve un compenso proporzionato al raccolto, io dovrei rispondere di no.

(Pagina 69)

Soltanto coloro che amano l’ingiustizia perché vivono dell’ingiustizia dicono che non c’è nulla d’ingiusto; e questo per divertirsi a farti passare per un Don Chisciotte, e al tempo stesso per continuare a far girare i mulini a vento.

Max Havelaar
(Pagina 132)

Ma non tutti potevano fuggire. L’uomo il cui cadavere galleggiava al mattino nel fiume, dopo che la sera prima in segreto, timido e titubante, aveva chiesto un’udienza al vice-residente — quell’uomo non aveva più bisogno di fuggire. Forse era stato un atto umanitario averlo sottratto con una morte immediata a qualche tempo ancora di vita. Gli si erano risparmiati i maltrattamenti che lo attendevano al ritorno al villaggio, i colpi di canna che erano la punizione per chi aveva pensato per un istante di non essere una bestia, di non essere un pezzo di legno inanimato o una pietra; la punizione per chi in un momento di follia aveva creduto che nel paese ci fosse giustizia e che il vice-residente avesse l’intenzione e il potere di far rispettare le leggi.

(Pagine 234-5)

Sì, io sarò letto!
Se raggiungerò questo scopo, allora sarò contento. Ché io non mi sono interessato di scrivere bene. Ho voluto scrivere in modo da essere udito; e come colui che grida «al ladro!» non si preoccupa dello stile con cui si rivolge al pubblico, così a me non interessa affatto in che modo si giudicherà lo stile in cui ho gridato il mio «al ladro!».

(Pagina 338)

Ma non parlerò di formiche, la cui gioia o dolore sfugge alla nostra percezione, data la rozzezza dei nostri sensi.

(Pagine 257-8)

La mia fiducia in un po’ di comprensione per i giavanesi non arriva però al punto che io, nel descrivere come si ruba l’ultimo bufalo dalla stalla, in pieno giorno, senza pudore, sotto la protezione delle autorità olandesi, quando faccio seguire dal proprietario e dai suoi figli in lacrime il bovino trafugato, quando presento il proprietario seduto sulle scale della casa del predone, muto, stravolto, affranto, quando lo faccio scacciare di lì con scherno e ingiurie, con minacce di frustate e di prigione — ecco, io non pretendo, io non mi aspetto che voi vi commoviate come se descrivessi la sorte di un colono olandese a cui rubano la sua mucca. Io non chiedo lacrime per le lacrime che rigano quei volti così scuri, né nobile sdegno quando parlerò della disperazione del derubato. Né mi aspetto che voi vi alziate e col mio libro in mano andiate da re e gli diciate: «Guarda, re, questo succede nel tuo regno, nel tuo bel regno d’Insulindia!»…
No, non mi aspetto nulla di tutto questo. Troppe preoccupazioni domestiche tengono occupata la vostra sensibilità, perché voi possiate riservare tanta sensibilità a cose così lontane! Forse non c’era ieri fiacca alla borsa, e forse un eccesso di offerta non rischia di far ribassare il prezzo del caffè?…

(Pagine 258 e 259)

E poi quella tirata sui bufali. Che bisogno hanno di bufali quei negri? Io non ho mai avuto un bufalo e sono contento lo stesso. E’ gente che si lamenta sempre.

Batavus Droogstoppel
(Pagina 260)

Invece di accettare ciò che dice la Bibbia (come pur si dovrebbe fare, giacché nella Bibbia stessa è scritto che bisogna essere credenti), [Frits] rivolge ogni sorta di domande: «Che luce c’era prima del sole? — […] Dov’era la polizia quando Pietro fece cadere fulminati Anania e Saffira? — Perché [Gesù] fu così sgarbato con sua madre che lo cercava? — Ci fu un processo per risarcire il danno di quei maiali spinti nell’acqua? — A che servivano i maiali in un paese dov’era proibito mangiare carne di maiale? — Che cosa avveniva dell’eredità della gente che risuscitava? — […] Come fece Noè a trovare una coppia di orsi polari per l’arca? — Da dove venivano gli uomini che non potevano uccidere Caino?»

Batavus Droogstoppel
(Pagina 263)

E infatti era inconcepibile, per il signor Slijmering, che qualcuno da solo, sotto la propria responsabilità e senza lunghe meditazioni e «consultazioni», avesse potuto permettersi di compiere in maniera così inaudita il propri dovere.

Lo stupore del residente Slijmering di fronte all’onestà di Havelaar
(Pagina 317)

No, non ce ne sarà bisogno! Ché a Te io dedico il mio libro, Guglielmo III, re, granduca, principe… e più che principe e granduca e re, imperatore di quello splendido impero d’Insulindia che si snoda laggiù intorno all’equatore come una cintura di smeraldi!
A Te chiedo fiducioso se davvero la Tua imperiale volontà è questa: che gli Havelaar vengano inzaccherati dal fango degli Slijmering e dei Droogstoppel, e che laggiù più di trenta milioni di Tuoi sudditi vengano maltrattai e sfruttati in Tuo nome…

[explicit]

Un bel romanzo, un bel libro, un bell’insegnamento.

http://www.naufragio.it/iltempodileggere/11735

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