Re Giovanni

Da Re Giovanni (The Life and Death of King John) di William Shakespeare.

 

— Dite, Chatillon, che vuole il Francia da noi?
— Così dopo avervi per mio mezzo salutato, parla il re di Francia alla maestà, presa in prestito, del qui presnte Inghilterra.

[Re Giovanni e Chatillon nell’incipit]

Un palmo d’onore in più di quanto avessi, ma di terra ne ho perduta abbastanza. Bene, ora posso fare di ogni donna una signora. «Buona sera, Sir Riccardo». «Dio ti aiuti, brav’uomo». E se il suo nome è Giorgio, io lo chiamerò Pietro. I nuovi nobili non ricordano i nomi degli uomini comuni.

Il Bastardo “riflette” sulla sua nuova condizione di regale figlio illegittimo
(Pagina 24)

— La corona d’Inghilterra non dimostra chi è il Re? E se non basta vi porto dei testimoni, trentamila cuori di sangue inglese…
— (a parte) Compresi i bastardi!

Re Giovanni e il Bastardo
(Pagina 46)

E perché io inveisco contro questo profitto? Ma perché lui non mi ha ancora corteggiato. Non che a me manchi la forza di chiudere la mano se i suoi begli “angeli” in moneta mi sfiorano la palma, ma perché la mia mano, ancora non tentata, come un povero mendicante inveisce contro i ricchi. Bene, finché sarò un mendicante inveirò dicendo che non c’è peccato se non quello di essere ricchi; una volta ricco, la prima virtù sarà quella di dire che non c’è vizio se non la povertà.

Il Bastardo
(Pagina 64)

(Si siede per terra)
Da me e dal mio grande dolore accorrano i Re, perché il mio dolore è così grande che a sostenerlo può essere soltanto l’enorme, solida Terra. Qui io e le pene siederemo. Qui è il mio trono. Ai Re chiedi di venire a inchinarsi davanti a lui.

Costanza
(Pagina 70)

Costanza — Tu indossi la pelle del leone? Vergogna, gettala via, e metti una pelle di pecora su quelle membra di rinnegato.
Austria — Oh, se a dirmi queste parole fosse un uomo!
Bastardo — E metti una pelle di pecora su quelle membra di rinnegato!
Austria — Non osare dirlo, canaglia, sulla tua vita!
Bastardo — E metti una pelle di pecora su quelle membra di rinnegato.
[…]
Austria — Re Filippo, ascoltate il Cardinale.
Bastardo — E metti una pelle di pecora sulle sue membra di rinnegato.

(Pagine 72,74,78)

— E’ la maledizione dei Re di essere serviti da schiavi che prendono i loro umori per ordini intesi a infrangere la casa sanguinante della vita, e in un batter di ciglia dell’autorità vedono una legge e credono di conoscere il significato del corruccio regale quando esso minacciava più di malumore che per una ragione meditata.
— Ecco l’ordine, da voi scritto e sigillato, perché facessi quello che ho fatto.

Re Giovanni e Uberto
(Pagina 124)

Paghiamo al tempo il solo dolore necessario, visto che abbiamo già versato il nostro tributo. Questo l’Inghilterra non ha mai fato né farà, di giacere al piede orgoglioso di un conquistatore, a meno che prima non sia riuscita a ferirsi da sé. Ora che i suoi principi sono tornati in patria, vengano in armi i tre angoli del mondo, e li faremo tremare! Nulla ci farà più soffrire se l’Inghilterra resta fedele a se stessa.

[Il Bastardo nell’explicit, selezionare per leggere]

 

 

Questa è una delle opere del Bardo che non conoscevo per niente, non sapevo avesse scritto di questo re finché non m’è capitato di comprare il libro. Sono quindi rimasta davvero molto soddisfatta di aver trovato comunque una storia interessante e una lettura coinvolgente anche in una tragedia meno conosciuta come questa qui.
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/12270

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