I fiori blu

da I fiori blu di Raymond Queneau.

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs.

[incipit]

— Dove vuole che la porti, signoria?
— Lontano! Qui il fango è fatto dei nostri fiori.
— … dei nostri fiori blu, lo so. E allora?

Demostene e il Duca d’Auge
(Pagina 4)

Io l’autostop lo faccio solo coi tassì. E’ più caro.

Cidrolin
(Pagina 11)

— Insomma, non ci vuoi andare a sbudellare il MostanserBillah?
— Che si sbudelli per conto suo, sire, è la mia ultima parola.

Il Re e il Duca d’Auge
(Pagina 15)

Uccello che parla verba volant.
Uno dei proverbi d’estesa salacia sorti dal fondo profondo tanto folle quanto clorico della sapienza îldefrancese

(Pagina 24)

I miei sogni rivestono un particolare interesse. […] I miei sogni, li scrivessi, farebbero un romanzo.

Cidrolin
(Pagina 145)

— Potrebbe raccontarmi la storia di qualcun altro…
— Se la raccontassi vorrebbe dire che m’interessa. E se una storia m’interessa, è come se fosse la mia storia.

Cidrolin e Lalice
(Pagina 148)

Una cosa che non esiste non è mica detto che sia una stupidaggine.

Il Duca d’Auge
(Pagina 168)

I due cavalli erano legati fuori, al palo d’un divieto di sosta. I passanti al vederli si trasformavano per qualche istante in curiosi, poi ritornavano alla loro primitiva natura.

(Pagina 255)

Fu allora che si mise a piovere. Piovve per giorni e giorni. C’era tanta nebbia che non si poteva sapere se la chiatta andava avanti o indietro o se restava ferma. Finì per arenarsi in cima ad una torre. I passeggeri sbarcarono, Sten e Stef con qualche sforzo; s’erano ridotti magri e fiacchi da non poterne più, poverini. All’indomani le acque s’erano ritiratene nei letti e ricettacoli consueti e il sole era già alto sull’orizzonte, quando il Duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per considerare un momentino la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.

explicit, senezionar per leggere

 

BELLO, OTTIMA TRADUZIONE
Il mio giudizio complessivo sul romanzo e su Queneau in generale è senz’altro positivo! Sono rimasta invischiata nella staffetta onirica tra Auge e Cidrolin, e sono stata conquistata dalla genialità dello stile.
Grazie anche ovviamente alla splendida traduzione di Calvino.
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/12901

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