L’uomo dei cerchi azzurri

Mathilde tirò fuori l’agenda e scrisse: «Il tizio seduto alla mia sinistra mi prende per i fondelli».
[incipit]

Le cose succedono quando scende la notte, tanto nell’oceano come il città. Tutto si muove, quelli che hanno fame e quello che stanno male. E anche quelli che cercano, come lei Jean-Baptiste Adamsberg, si muovono.
Mathilde

 

Mathilde: Ma lei ha già quarantacinque anni, no?
Adamsberg: E’ vero, ma non ci credo.
Mathilde: Dài, proprio come me.

 

Adamsberg aveva sempre riposto poche speranze e poche aspettative nell’amore, non che fosse contrario all’esistenza dei sentimenti, cosa che non avrebbe avuto alcun senso, ma non erano quelli a dare significato alla sua vita. Era fatto così, e a volte pensava fosse un limite, altre volte una fortuna.

 

Danglard camminò per l’ufficio e per l’ennesima vola pensò che il sole, quella maledetta stella, di lì a quattro o cinque miliardi di anni sarebbe esploso, e non capiva perché questa esplosione lo buttasse sempre così giù di morale. Avrebbe dato la vita perché di lì a cinque miliardi di anni il sole se ne stesse fermo e tranquillo.

 

da L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas

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