La morte a Venezia

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come ufficialmente suonava il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un giorno di primavera dell’anno 19…, quello che per mesi e mesi aveva mostrato al nostro continente una faccia tanto minacciosa, aveva intrapreso, da solo, una lungua passeggiata partendo da casa sua nella Prinzregentstrasse di Monaco.
[incipit]

Se di colpo si desidera raggiungere l’incomparabile, l’incredibilmente favoloso, dove bisognava dirigersi? Ma era chiaro!
Aschenbach decide di andare a Venezia

Si disse che giungere a Venezia col treno, dalla stazione, era come entrare in un palazzo dalla porta di servizio, e solo per nave,come aveva fatto lui questa volta, bisognava giungere nella più inverosimile delle città.

Le osservazioni e gli incontri dell’uomo solitario e silenzioso sono allo stesso tempo più sfumati e netti in confronto a quelli dell’uomo di società […]. La solitudine genera l’originalità, la strana e inquietante bellezza, la poesia, ma genera anche il contrario: l’abnorme, l’assurdo, l’illecito.

Niente è più singolare, più imbarazzante che il rapporto tra due persone che si conoscono solo attraverso gli occhi – che si vedono tutti i giorni a tutte le ore, si osservano e nello stesso tempo sono costretti dall’educazione o dalla bizzarria a fingere indifferenza e a passarsi accanto come estranei, senza saluto né parola.

E riverso, con le braccia penzoloni, sopraffatto, scosso dai brividi, sussurrò l’eterna formula del desiderio – impossibile in quel caso, inammissibile e infame, grottesca e insieme sacra e venerabile: «Ti amo.»

Anche lui aveva servito, anche lui era stato soldato e guerriero, come alcuni di loro, poiché l’arte era stata una guerra, una battaglia logorante, alla quale oggi nessuno saprebbe resistere a lungo.

Molti guerrieri dei tempi antichi avevano portato volentieri il suo [di Eros] giogo, perché ciò che veniva imposto dal dio non era considerato umiliazione, e azioni che sarebbero state bollate col marchio della viltà se fossero state compiute per altri scopi – inginocchiarsi, giuramenti, suppliche continue e contegno servile – queste cose non gettavano onta sull’amante, ma anzi gli procuravano lode.

In casa dei suoi genitori, molti anni prima, c’era una clessidra… egli vide di nuovo e a un tratto quel piccolo oggetto fragile e significante, come se gli stesse dinnanzi. Silenziosa e fine scorreva la sabbia color ruggine attraverso la stretta apertura del vetro e poiché la cavità superiore era prossima a essere vuota, si era formato un piccolo vortice impetuoso.

In definitiva siamo vecchi come lo è il nostro cuore e il nostro spirito, e i capelli grigi, sotto certi aspetti, sono assai più falsi di una correzione vituperata.
Il parrucchiere dell’albergo

Passarono alcuni minuti; finalmente qualcuno accorse in aiuto dell’uomo che s’era accasciato, riverso al lato della poltrona. Lo trasportarono in camera sua. E quello stesso giorno il mondo apprese, commosso e riverente, la notizia della sua morte.
[explicit, selezionare per leggere]

da La morte a Venezia di Thomas Mann

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