L’ultimo orco di Silvana De Mari

Mentre, alla testa dei Mercenari di Daligar, comandava l’inseguimento del Maledetto Elfo, il Capitano Rankstrail, detto l’Orso, cercò di ricordarsi da quanti anni lo inseguiva.
[incipit]

La scortesia è ferocia e stupidità insieme.
Dama Lucilla, signora di Varil
(Pagina 20)

Parlare era una cosa difficile. Non era solo questione di azzeccare i suoni. C’era dell’altro, che a volte restava indecifrabile, una capacità e una possibilità di fare del male anche senza averlo voluto. Quello che la Dama aveva detto era vero, Rankstrail lo aveva capito: la scortesia è pura ferocia, come un pugno o una pugnalata.
(Pagina 22)

Gli scrivani conservano la storia e questo è fondamentale: solo chi conosce il passato può capire il presente e solo chi capisce il presente può stabilire il futuro.
Lo Scrivano Folle
(Pagina 46)

Rankstrail pensò che chiamare qualcuno Signora o Signore poteva avere più valore delle monete sonanti o del dono di un airone.
(Pagina 72)

«Quello ha la bile nel sangue» ipotizzò Trakrail, forte della sua competenza nell’arte medica «Deve avere avuto i vermi e non glieli hanno curati bene».
«Quello ha la bile nell’anima» concluse Lisentrail, forte della sua competenza nello stare al mondo. «Deve essere nato cretino e sua madre non l’ha mai preso bene a ceffoni.»
(Pagina 97)

Solo a quelli che non fanno mai un accidenti di niente non si sciupa niente e tutto gli resta uguale. Anche Chi ha fatto l’Universo qualche dito e qualche dente, nell’impresa, ce li deve avere lasciati.
Lisentrail
(Pagina 105)

Tra tutte le cose assurde che gli erano successe, quella di avere un libro tra le mani sembrò a Rankstrail la più inimmaginabile, ma riconobbe che il vecchio aveva ragione. Era bello avere un libro tra le mani, vicino ai fuochi degli accampamenti, molto meglio che annoiarsi e aspettare che il tempo gli passasse sopra come l’acqua su un sasso. All’inizio impiegava un’intera sera per leggere poche righe, poi la fatica scomparve e le pagine cominciarono a correre veloci e lievi come lepri sulla neve sotto i suoi occhi attenti. Lo commuoveva avere tra le mani qualcosa che era stato scritto. L’uomo o gli uomini che avevano tracciato quelle parole erano diventati terra e cenere da anni, ma le parole erano rimaste e avevano valicato il tempo e la morte perché lui ora potesse conoscere le storie che raccontavano. I suoi uomini fecero un timido tentativo di derisione e poi passarono alla curiosità e alle domande. […] Qualche volta [Rankstrail] leggeva ad alta voce ed era come leggere tutti insieme.
(Pagine 115-16)

[Rankstrail] pensò che aveva scoperto una nozione fondamentale: sapere che qualcuno trova la nostra esistenza un pregio può essere più prezioso di una crosta di sesamo e miele.
(Pagina 138)

Yorsh: Vi lamentate perché siete ferita o malata? Il vostro pianto è straziante: qualsiasi cosa io possa fare per darvi sollievo…
La Fenice: Messere, lo canto mio è uno dei più sublimi suoni che esista sotto lo cielo, e anche sopra lo cielo, tra gli istessi Dei dello mondo intero.
Yorsh: Ci deve essere sfuggito.
(Pagina 252)

Il più alto destino degli uomini è l’avventura del sapere.
Yorsh
(Pagina 263)

Tu provaci sempre. Anche se è inutile. Per lo meno passi il tempo.
Il padre di Robi
(Pagina 309)

Gli Uomini perseguitavano, uccidevano, salvavano.
Erano a volte ben più crudeli degli orchi, ma la loro compassione poteva essere più grande di quella degli Dei.
Un pensiero di Yorsh
(Pagina 328)

Sempre meglio morire mentre stai facendo qualcosa di utile che mentre non c’è più niente da fare.
Meliloto e Palladio
(Pagina 342)

Il Capitano pensò che se mai avesse dovuto ordinare uno stemma araldico per qualche cosa, una contrada o un popolo, gli sarebbe piaciuto contenesse una gallina, simbolo del coraggio con cui la gente, guerra dopo guerra, nonostante tutto restava viva.
(Pagina 357)

Parlate ai pezzenti e ai reprobi con la stessa cortesia con cui parlate ai Re, con le stesse parole, e il mondo ritroverà da solo la giustizia senza bisogno di insanguinarlo.
Yorsh
(Pagina 385)

Ora risorgiamo. Ora combattiamo. Ora liberiamo la nostra terra. Il vostro terrore finisce ora. Ora.
(Pagina 506)

Rankstrail: E dove ce l’avevamo le corazze che scintillavano?
Lisentrail: Dentro, Capitano, ce le avevamo dentro. Ma per avercele, ce le avevamo.
(Pagina 606)

Secondo coloro che hanno scritto la storia dall’inizio del mondo, l’unico dono che gli uomini hanno avuto è stato la mancanza di doni. Gli Uomini non hanno potere sulla materia, ne hanno poco sullo spirito, mai avrebbero potuto cavalcare un drago, soffrono il dolore più di un Orco e il gelo più di un Elfo. Abituati alla propria pochezza, messi continuamente in ginocchio da una realtà incomprensibile e ingovernabile, gli Uomini hanno dovuto imparare il coraggio: non la temerarietà suicida e sanguinaria degli Orchi, ma il coraggio vero, quello di rialzarsi in piedi: qualsiasi cosa sia successa o succederà, in qualche maniera, ci si alza e si tenta di nuovo. L’unica strada che avrà il Popolo degli Uomini è piegare la materia mediante la comprensione. Forse prima o poi anche gli Uomini potranno accendere un fuoco con un gesto, annullare il dolore o fabbricare ali che li sostengano come un uccello o un drago. Il dono che gli Uomini hanno avuto è il coraggio di non mollare mai e ritentare sempre da capo una volta ancora.
Aurora
(Pagina 618)

Sorgente: L’ultimo orco « il tempo di leggere

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