Addio, e grazie per tutto il pesce

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte geografiche del limite estremo e poco à la page della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.
A orbitare intorno a esso alla distanza di circa centoquarantanove milioni di chilometri c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta verdazzurro le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive da credere ancora che gli orologi digitali siano una brillante invenzione.
[incipit]

E poi, un certo giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per aver detto che sarebbe stato molto bello cambiare vita e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffè di Rickmanswoth capì d’un tratto cos’era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché.
Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua scoperta, La Terra fu inaspettatamente demolita per fare spazio a una nova superstrada galattica, sicché l’idea parve perduta per sempre.
Questa è la storia della ragazza.

(Pagina 8)

Ford premette il pulsante contrassegnato dalla scritta Interruzione disponibilità di accesso, subentrata all’ormai vetusta Disattivazione operatività che tanto tempo prima aveva rimpiazzato la parola incredibilmente antidiluviana Spento.

(Pagina 32)

In Inghilterra è ancora diffusa la convinzione che preparare un panino appetitoso, piacevole per gli occhi o comunque gradevole per la bocca sia qualcosa di peccaminoso che solo gli stranieri fanno. […]
È pranzando nei pub il sabato con simili panini che gli inglesi cercano di espiare i loro peccati nazionali. […]
Se mai esiste qualcosa di peggiore dei panini, quel qualcosa sono le salsicce che fanno mostra di sé accanto a essi. […]
Le salsicce sono destinate a quelli che sanno quali sono i loro peccati e vogliono espiare qualcosa di specifico.

(Pagine 78-79)

C’era molta gente che stava lavorando intorno a un edificio che si trovava davanti al bar, e io guardavo la scena dalla finestra e da sopra l’orlo della mia tazza, cioè da quella che secondo me è la prospettiva migliore per guardare gli altri lavorare.
Fenchurch

(Pagina 120)

Per un attimo [Arthur] aveva cercato di liberarsi da un’idea insistente, l’idea che proprio quando meno lui se lo aspettava l’Universo potesse di colpo saltar fuori da dietro una porta e fargli: — Buuu!

(Pagina 121)

Mark Knopfler ha la straordinaria capacità di far emettere alla sua Schecter Custom Stratocaster dei suoni che paiono prodotti dagli angeli il sabato sera, quando sono esausti per il fatto di essere stati buoni tutta la settimana e sentono il bisogno di una birra forte.

(Pagina 130)

La vita è come un pompelmo. All’esterno è giallo-arancio, e porosa, e all’interno è molle e umidiccia. Dentro ha anche dei semi. Oh, e alcune persone ne prendono metà, a colazione.
Ford Perfect

(Pagina 135)

Arthur e Fenchurch capirono di non essere i primi a percorrere quella strada, perché il sentiero che costeggiava a sinistra la Grande Pianura era molto battuto e sul suo ciglio c’erano numerose bancarelle.

(Pagina 200)

C’è un senso in questa storia, un senso che però al momento sfugge alla mente del cronista.
[explicit]

da Addio, e grazie per tutto il pesce di Douglas Adams

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