Il deserto dei Tartari

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.
[incipit]

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La Leggenda dei Templari

Frasi da La Leggenda dei Templari di Paolo Negro.

Acqua, nient’altro che acqua.
Sulla strada maestra per Querqueville la pioggia incessante sembrava arrivare da ogni parte, senza tregua, senza regole. A tratti pareva salire dalla terra invece che scendere dal cielo. Cambiava improvvisamente traiettoria, quasi con ferocia, seguendo le folate del vento gelido che, arrivato da Nord Ovest a scuotere la Normandia, faceva ribollire il mare e trasformava la terra in acqua.
[incipit]

Non sempre la stupidità ha livelli comprensibili. Credo che i matematici del sultano Abu Bekr pensassero a qualcuno di eccezionalmente stupido quando ipotizzarono l’infinito.

Goffredo De Lor
(Pagina 23)

Si strinse ancor di più el mantello. Serrò le mani. Poi tornò a fissare quell’uomo che letamente si stava avvicinando: sapere se il vento sarebbe durato per altri tre giorni ora non aveva più alcuna importanza.

[explicit, selezionare per leggere]

ROMANZO AVVINCENTE CON FINALE FIACCO
Un finale frettoloso e tutto sommato non all’altezza (a mio parere) delle aspettative create nel resto del romanzo. Che però, è stato una piacevole lettura, interessante e avvincente.
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/11604

La gioia dell’acqua

Un fiume lento; un rivo silenzioso, poco profondo. Il gorgoglio di una sorgente attraverso mazzetti di violette. Il sussurro di un ruscello in un bosco. Il ruggito di una cascata. Lo zampillo di una canna da giardino. Il luccichio delle fontane. Lo splendore dell’acqua che scivola sulla pietra. Pozzanghere tappezzate di foglie cremisi. Onde solide come vetro verde, che lanciano la loro spuma a cavalcare l’enorme massa marina. Il rumoreggiare dell’acqua dietro uno scafo da corsa. Piccoli arcobaleni nelle ragnatele mattutine. Rugiada sui piedi nudi. Musi di rana in uno stagno. Laghi che catturano cieli estivi. Pioggia che batte sulle finestre della tua casa sicura.

Il Piccolo Principe

“Quello che è importante, non lo si vede…”
“Certo…”
“E’ come per il fiore. Se tu vuoi bene a un fiore che sta in una
stella, è dolce, la notte, guardare il cielo. Tutte le stelle sono
fiorite”.
“Certo…”
“E’ come l’acqua. Quella che tu mi hai dato da bere era come una
musica, c’era la carrucola e c’era la corda… ti ricordi… era
buona”.
“Certo…”
“Guarderai le stelle, la notte. E’ troppo piccolo da me perché ti
possa mostrare dove si trova la mia stella. E’ meglio così. La mia
stella sarà per te una delle stelle. Allora, saranno tue amiche. E
poi ti voglio fare un regalo…”
Rise ancora.
“Ah! ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!”
“E sarà proprio questo il mio regalo… sarà come per l’acqua…”
“Che cosa vuoi dire?”
“Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni,
quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono
che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei
problemi. Per il mio uomo d’affari erano dell’oro. Ma tutte queste
stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha…”
“Che cosa vuoi dire?”
“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una
di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu
avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”
E rise ancora.
“E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento
di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere
con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere… E i
tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo.
Allora tu dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!” e ti
crederanno pazzo.
“T’avrò fatto un brutto scherzo…”
E rise ancora.
“Sarà come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli
che sanno ridere…”
E rise ancora.

da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery

I promessi sposi

E stando così fermo, sospeso il fruscio de’ piedi nel fogliame, tutto tacendo d’intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorio, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente. Sta in orecchi; n’è certo; esclama: “è l’Adda!”. Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore.

Renzo ritrova l’Adda (Capitolo XVII)

Col tornar della vita, risorsero più che mai rigogliose nell’animo suo le memorie, i desidèri, le speranze, i disegni della vita; val a dire che pensò più che mai a Lucia.

Renzo (Capitolo XXXIII)

da I promessi sposi di Alessandro Manzoni