L’ultimo orco di Silvana De Mari

Mentre, alla testa dei Mercenari di Daligar, comandava l’inseguimento del Maledetto Elfo, il Capitano Rankstrail, detto l’Orso, cercò di ricordarsi da quanti anni lo inseguiva.
[incipit]

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Beren e Luthien

 

Tra i resoconti di dolore e rovina che ci sono giunti dalle tenebre di quei giorni, ve ne sono però alcuni in cui il pianto s’accompagna alla gioia e, all’ombra della morte, luce imperitura. E di quelle storie, la più bella alle orecchie degli Elfi è pur sempre quella di Beren e Lùthien.

 

[…] Beren entrò in Doriath incespicando, reso grigio e curvo come da molti anni di dolore, tali e tanti erano stati i tormenti della via. Ma aggirandosi d’estate tra i boschi di Neldoreth, si imbatté in Lùthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva in cielo, e Lùthien danzava sull’erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell’Esgalduin. Ed ecco il ricordo di tutte le sue sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde in preda a un incantesimo, poiché Lùthien era la più bella di tutti i Figli di Ilùvatar.

 

Devi scegliere, Beren, tra queste due possibilità: abbandonare la cerca, venir meno al tuo giuramento e andartene vagando sulla faccia della terra, oppure mantener fede alla parola data e sfidare la potenza della tenebra sul suo stesso trono. Ma, quale che sia la strada che imboccherai, io verrò con te, e la nostra sorte sarà la stessa.

Lùthien

 

Addio, mia terra, addio nordico cielo
Benedetto poiché in esso lo stelo
Spuntò, e poi lieve corse
Sotto la Luna, e sotto il Sole sorse,
Di Lùthien l’Usignola,
Bella che a dirlo non basta parola.
Rovini pure il mondo tutto quanto
E sia dissolto in ogni membro, e infranto
Ricada nell’abisso atemporale:
La sua struttura sol per questo vale –
Sera, mattino, cielo, terra, mare -,
Che Lùthien lo ha potuto contemplare.

 

da Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien