L’ultima possibilità di Seita Parkkola

Mi chiamo Borea e ho dodici anni. Niente male come età. Anche se per un ragazzo può essere la cosa peggiore che gli possa capitare. Peggiore che farsi rapire da trafficanti d’organi o restare per sempre in castigo a scuola dopo le lezioni.
Avere dodici anni è un tamponamento a catena di otto automobili.
E’ restare impigliato sulle montagne russe con la testa in giù.
Ecco la mia storia.
E’ anche la storia di India, che è una ragazza, non un paese o un continente, e di una fabbrica, che una volta era stata un ospedale, e dove poi avevano confezionato biscotti. Al momento è abbandonata
Non sono un cattivo ragazzo. Ma nemmeno un angioletto.
[incipit]

 

[La fabbrica] odorava di polvere, ruggine e fabbrica abbandonata. L’odore che uno può immaginare abbia l’oblio.
Borea

(Pagina 83)

India: Cosa pensi di tutto questo?
Borea: Che i figli rendono schiavi i genitori. E gli adulti immaginano che, per amore, debbano nascondersi.

(Pagina 220)

Mentre ero in volo, per una frazione di secondo, riuscivo a dimenticare che non c’era alcun motivo di stare allegri.
Borea

(Pagina 309)

Io gli voglio bene nonostante questo e forse proprio per questo. A volte bisogna tenerli d’occhi, gli adulti.
Borea

(Pagina 361)

via il tempo di leggere » L’ultima possibilità.

Un Vampiro a Napoli

Un Vampiro a Napoli. Una storia d’amore di Ciro Scotto Di Minico.

Cribbio!
Vada per essere un vampiro, vada per essere un succhiasangue, vada per essere un non morto a vita eterna, vada anche per questo colorito pallido, tendente al cadaverico, che nemmeno cento lampade al “Solarium Milano Doc Club” riescono a vivacizzare un po’ (situation che per un cultore dell’abbronzatura 365 giorni all’anno come il sottoscritto è l’equivalente di una condanna a morte)!

[incipit]

Mi fermo presso l’unica femmina solitaria. Le altre si muovono in gruppetti, lei invece cammina lungo il marciapiede sola ed indipendente, coraggiosa e selvaggia. E’ lei la più nera tra le pecore nere. La guardo con arroganza. Non scapperai, né chiederai di più, né vorrai altro fino a morire. Mi svelo, giocando con il mantello.
“Chist me pare nu poco ricchione!”
Cosa? Che ha detto? Non mi pareva africano!
“Pelle d’ebano, stasera resti con me!” Dico, usando tutta la gravità della mia voce da predatore della notte.
“Sì, sì, è ricchione, è ricchione!”
Mi sembra di aver capito ricchione, ma devo essermi sbagliato. In africano quel “recchia” e non so che deve significare qualcosa come “che tipo interessante” oppure “sei bellissimo”, insomma qualcosa del genere.
“So cento euro!”
Cento euro l’ho capito.

(Pagine 23 e 24)

— Parlava poco, ma con un accento straniero.
— Allora sarà albanese.
— Ma no, che albanese! Un accento straniero italiano… mi sono spiegata?
— Non molto, ma vai avanti.

Samantha e George
(Pagine 36 e 37)

Ora, le cose stanno così: o lui è un vampiro (ma vampiro vampiro) o io quest’inverno ho visto troppe volte “Twilight”.

George
(Pagina 79)

“Che facciamo?” Chiede Lisa.
“Che dovremmo fare?” Aggiunge Marco già preoccupato.
“Forse dovremmo esserle vicini…” Propone Lisa.
“Eh sì…” – dice Samantha – “alla fin fine è una di noi!”
“Maronna e che due palle!” – Esplode George – “Ma fatemi capire: noi abbiamo aperto una specie di agenzia di aiuto al prossimo o cosa?”
“Ma no! Solo che dopo l’esperienza assurda di stanotte è un po’ come se fossimo una famiglia e Noemi è la cugina stronza, ma sempre cugina resta!” Rispondo io.
Ok, da domani ci occupiamo di Noemi, oggi è tutto nostro.

[explicit]

DIVERTENTISSIMA VARIAZIONE SUL TEMA
Questo libro m’è piaciuto moltissimo! :)
Il romanzo è davvero divertente, e a rendere ancora più intrigante la trama c’è il mistero su come abbia fatto il nostro protagonista ad andare a dormire a Milano, e risvegliarsi invece a Napoli (mistero la cui soluzione mi è prorpio piaciuta!).
Insomma, proprio una bella lettura, piacevole e soddisfacente!
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/11861

LA FAMIGLIA

Per noi la famiglia è molto importante. L’intera famiglia è
responsabile dei bambini; non sono responsabili solo la madre e il
padre, ma tutta la famiglia, le nonnee i nonni, le zie e gli zii, le
sorelle e i fratelli, tutti quanti insegnano ai bambini. Tutti si
prendono cura l’uno dell’altro.
Mi rattrista vedere che il Governo costruisca degli ospizi per i
nostri Anziani, quella è la via dell’Uomo Bianco. Gli Anziani devono
stare al centro della famiglia, non abbandonati a morire da soli.
Senza di loro la famiglia non è più la stessa.
Senza la famiglia non sei nessuno, soltanto un seme nel vento
senza un giardino in cui crescere. La famiglia è il nostro giardino.
E’ un giardino di anime.

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakotadi Harvey Arden)

Marco Polo

[…]
viaggiare al volante di una macchina scassata
che per ogni chilometro in più è un gloria al padre
e fare una telefonata a tua madre,
dire è tutto a posto ritorno per Natale ad ogni costo
[…]
partire e vivere cercando
e ballando
su ritmiche diverse e su diversi accenti
ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti
di clima
scalare la cima
e poi scendere a valle una dieci cento mille miglia
coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia
mangiare le cucine dei paesi più lontani
con le forchette con i bastoncini con le mani
i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontani da dove
con le radici nel tuo cuore e i rami nell’altrove
partire col sole sempre in faccia ad ogni costo agosto dopo agosto…
[…]
qualche volta sopra un treno dentro uno scompartimento pieno
di facce che non sai che non saprai
confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai
scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai
comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo
scoprirsi Marco Polo
e non sentirsi solo tra gli umani
stringere milioni di mani
in ogni posto agosto dopo agosto…

Jovanotti

THE NOTEBOOKS OF LAZARUS LONG

An ingredient for a happy marriage: in a family argument, if it turns out you are right — apologize at once!

Traduzione:
Un ingrediente per un matrimonio felice: in una discussione famigliare, se venisse fuori che avete ragione… scusatevi immediatamente!

da THE NOTEBOOKS OF LAZARUS LONG
di Robert Anson Heinlein