Chiesi a Dio la ricchezza per poter essere felice
e mi diede la povertà perché fossi saggio.
Chiesi di tutto per potermi godere la vita
ebbi la vita per godere di tutto.
Non ebbi nulla di quello che avevo chiesto,
ma ebbi tutto quello che avevo sperato.

(Dal muro di un vecchio monastero)

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

— Che succede?
— Willy Wonka farà entrare la gente! Apre la fabbrica!
— Ne sei sicuro?
— L’ha detto la radio, e regalerà anche un sacco di cioccolata!
— (alla classe) La lezione è finita!!!!
— Ma vale solo per cinque persone!
— (alla classe, tristemente) La lezione non è finita…
— Ci sono cinque biglietti dorati e le persone che li trovano vinceranno il premio.
— Dove si prendono i biglietti?
— Bisogna compare le barre di cioccolato Wonka per trovarli.
— (alla classe) La lezione è ri-finita!!!!
Il professore e un alunno

Quota quattro. Ancora uno. Da qualche parte, in chissà quale dei cinque continenti, una persona fortunata sempre di più si sta avvicinando all’ultimo dei cinque premi più ricercati della storia. Invidiarla, non possiamo fare altro, chiunque sia. Potremmo essere tentati di diventare acidi e gelosi, ma dobbiamo rammentarci che ci sono cose più importanti di questa, molto più importanti di questa cosa. Non me ne viene in mente nessuna, ma sono certo che ce ne devono essere.
Un giornalista

— Per me quello è completamente suonato!
— Non è mica un difetto!
Veruska e Charlie a proposito di Willy Wonka

— Non dimenticare quello che accadde a chi ha avuto ciò che ha sempre desiderato.
— Cosa gli successe?
— Da allora visse felice e contento.
Willy e Charlie

da Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Ragione e Sentimento

da Ragione e Sentimento (Sense and Sensibility) di Jane Austen

The family of Dashwood had long been settled in Sussex. Their estate was large, and their residence was at Norland Park, in the centre of their property, where, for many generations, they had lived in so respectable a manner, as to engage the general good opinion of their surrounding acquaintance.
La famiglia Dashwood si era da tempo stabilita nel Sussex. Avevano una vasta tenuta e risiedevano a Norland Park, al centro della proprietà, dove, per molte generazioni, avevano vissuto in maniera tanto rispettabile da meritarsi la stima generale dei conoscenti nel circondario.

[incipit]

Elinor [..] possedeva una capacità di comprensione, e una freddezza di giudizio, che la qualificavano, anche se a soli diciannove anni, a dare consigli alla madre […]. Aveva un cuore eccellente, era affettuosa, e i suoi sentimenti erano forti, ma lei sapeva come governarli, una qualità che la madre doveva ancora imparare, e che una delle sue sorelle era risoluta a non imparare mai.

(Capitolo 1)

Le doti di Marianne erano, per molti aspetti, del tutto simili a quelle di Elinor. Era sensibile e intelligente, ma impaziente in tutto; le sue pene, le sue gioie, non potevano essere moderate. Era generosa, amabile, interessante, tutto meno che prudente.

(Capitolo 1)

In ogni visita di cortesia ci dovrebbe essere un bambino, per fornire alimento alla conversazione.

(Capitolo 6)

I wish as well as every body else to be perfectly happy; but, like every body else it must be in my own way.
Così come chiunque altro vorrei essere perfettamente felice, ma come chiunque altro voglio esserlo a modo mio.

Edward Ferrars
(Capitolo 17)

Dovete prende il tè da noi stasera, perché saremo completamente soli; e domani dovete assolutamente pranzare da noi, perché saremo in numerosa compagnia.

Sir John Middleton e la sua logica inoppugnabile!
(Capitolo 18)

“Amore mio, tu contraddici tutti”, disse la moglie con la solita risata. “Sai che sei proprio sgarbato?”
“Non sapevo di aver contraddetto qualcuno chiamando maleducata tua madre.”
“Ma sì, potete offendermi quanto volete”, disse bonariamente la vecchia signora, “Avete preso Charlotte dalle mie braccia, e non potete restituirla. Perciò il coltello dalla parte del manico ce l’ho io.”
Charlotte rise di cuore al pensiero che il marito non avrebbe potuto liberarsi di lei, e disse, esultante, che non le importava che con lei fosse bisbetico, visto che dovevano per forza vivere insieme. Era impossibile per chiunque essere più socievole, o più determinata a essere contenta, di Mrs. Palmer. La studiata indifferenza, l’insolenza e il malumore del marito non le arrecavano nessuna pena; e quando la rimproverava o la offendeva, si divertiva un mondo.
“Mr. Palmer è così buffo!” disse, sussurrandolo a Elinor. “È sempre di cattivo umore.”

(Capitolo 20)

— Io, Marianne, non ho davvero niente da dire.
— Nemmeno io, la nostra situazione perciò è uguale. Nessuna di noi ha niente da dire; tu, perché non parli, e io, perché non nascondo nulla.

Elinor e Marianne
(Capitolo 27)

Marianne, che aveva il talento di scovare in ogni casa la direzione per la biblioteca, anche quando era trascurata dall’intera famiglia, si procurò ben presto un libro.

(Capitolo 42)

Tra Barton e Delaford ci fu quella costante comunicazione dettata in modo naturale dal forte affetto familiare; e tra i meriti e i motivi di gioia di Elinor e Marianne, non dev’essere considerato come il meno importante che, sebbene sorelle, e vivendo quasi l’una sotto gli occhi dell’altra, riuscirono a vivere senza screzi, e senza provocare freddezza tra i loro mariti.

[explicit]

http://www.naufragio.it/iltempodileggere/10168

Sei felice?

Avete mai sentito di qualcuno che era felice mentre stava morendo?
Forse quell’alpinista (l’ho letto sul giornale) che è arrivato su, e non
è più tornato giù: ha raggiunto il suo scopo!
Oppure quel sub che è andato giù e non è più tornato su: ha fatto il suo
record personale. Forse un sorriso gli è scappato.
E poi ci sono io, alla fine di questa storia. Eccomi, vi sembrerà strano
ma anche se sto per morire, sono felice!

Aldo, in “Chiedimi se sono felice