Bisogna morire una volta per sapere quanto può essere bella la vita.
da Il vento non sa leggere di Richard Mason

Fa pure del tuo peggio per sfuggirmi, tu in me vivrai per tutta la mia vita e vita non durerà più a lungo del tuo amore, perchè sol da questo affetto essa dipende” da I sonetti di William Shakespeare

Il tempo cambia molte cose. Anche la ferita più orribile si può rimarginare. Si può morire subito di collera e di dolore, ma se si sopravvive significa che una forza sconosciuta ci spinge verso la vita.
da L’Oracolo di Valerio Massimo Manfredi

L’ultimo orco di Silvana De Mari

Mentre, alla testa dei Mercenari di Daligar, comandava l’inseguimento del Maledetto Elfo, il Capitano Rankstrail, detto l’Orso, cercò di ricordarsi da quanti anni lo inseguiva.
[incipit]

Continua a leggere

La Cripta dei Cappuccini

Frasi da La Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth.

Il nostro nome è Trotta. La nostra casata è originaria di Sipolje, in Slovenia. Casata, dico; perché noi non siamo una famiglia. Sipolje non esiste più, da tempo ormai. Oggi, insieme con parecchi comuni limitrofi, forma un centro più grosso. Si sa, è la volontà dei tempi. Gli uomini non sanno stare soli. Si uniscono in assurdi aggruppamenti, e soli non sanno stare neanche i villaggi. Nascono così entità assurde. I contadini sono attratti dalla città e gli stessi villaggi aspirano per l’appunto a diventare città.
[incipit]

Continua a leggere

Our lives begin to end the day we become silent about things that matter.

Martin Luther King Jr.

Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt

La mattina del tre novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tassenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alphons Clenin, trovò una Mercedes azzurra ferma sul ciglio della strada.
[incipit]

 

Bärlach: Non ho campanelli. Non ne ho bisogno; la porta d’entrata è sempre aperta.
Tschanz: Anche quando lei è via?
Bärlach: Anche quando sono via. Mi piace tornare a casa e vedere se mi hanno rubato qualcosa oppure no.

(Pagina 25)

Tu non vivrai oltre questa sera. Il boia che ho scelto per te, verrà oggi a cercarti. E ti ucciderà perché, in nome di Dio, bisogna pure che qualcuno lo faccia.

(Pagina 93)

I morti hanno sempre ragione.

(Pagina 101)

via il tempo di leggere » Il giudice e il suo boia.

La morte a Venezia

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come ufficialmente suonava il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un giorno di primavera dell’anno 19…, quello che per mesi e mesi aveva mostrato al nostro continente una faccia tanto minacciosa, aveva intrapreso, da solo, una lungua passeggiata partendo da casa sua nella Prinzregentstrasse di Monaco.
[incipit]

Continua a leggere

Le intermittenze della morte

Il giorno seguente non morì nessuno.
[incipit]

La diceria […] non tardò ad arrivare ai giornali, alla radio e alla televisione, e fece rizzare immediatamente le orecchie a direttori, vice e capiredazione, persone non solo preparate a fiutare a distanza i grandi avvenimenti della storia del mondo, ma anche addestrate a ingigantirli ancora di più ogni qualvolta sia conveniente.

cardinale: Vuol dire che ha bestemmiato pure lui.
primo ministro: Non sono competente per dare giudizi di tale natura, eminenza, vivere con i miei stessi errori mi dà già abbastanza daffare.

Se gli esseri umani non morissero, allora tutto passerebbe a essere permesso, E questo sarebbe un male, domandò il filosofo vecchio, Tanto quanto il non permettere niente.

Se non riprenderemo a morire non abbiamo futuro.
Il primo ministro

Sessantaduemila cinquecentottanta, pacificati tutti in una volta per opera di un unico istante, di un attimo di tempo carico di una potenza mortifera di cui si troverebbe comparazione solo in certe deprecabili azioni umane. A proposito, non resistiamo a rammentare che la morte, di per sé, da sola, senza un aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

Morire, in fin dei conti, è quello che c’è di più normale e comune nella vita, un fatto di pura routine.

Forse un giorno mi deciderò a provare, e intento continuerò a scrivere con penna, carta e inchiostro, ha il fascino della tradizione, e in questa faccenda del morire la tradizione ha un suo bel peso.
La morte

…quando caino ammazzò abele, […] avvenimenti tanto esecrabile, che sin dall’inizio del mondo è venuto a dimostrare com’è difficile vivere in famiglia.

Da dio, che per dovere d’ufficio deve stare contemporaneamente in tutto l’universo, perché altrimenti non avrebbe alcun senso averlo creato, sarebbe una pretesa ridicola aspettarsi che mostrasse un interesse speciale per quanto accade sul piccolo pianeta terra, il quale peraltro, e questo forse non è venuto in mente a nessuno, è da lui conosciuto con un nome completamente diverso.

L’uomo si mosse, forse sognava, forse continuava a suonare i tre brani di schumann e gli era uscita una nota falsa, un violoncello non è come un pianoforte, il pianoforte ha le note sempre negli stessi posti, sotto ogni tasto, mentre il violoncello le disperde in tutta la lunghezza delle corde, bisogna andare a cercarle, fissarle, coglierle nel punto giusto, muovere l’arco con la giusta inclinazione e la giusta pressione, niente di più facile, di conseguenza, che sbagliare una o due note quando si sta dormendo.

…partendo dal bambino rugoso e arrossato fra le braccia della madre fino al giorno d’oggi, quando ci domandiamo se siamo veramente quelli che eravamo, o se un genio della lampada non ci starà magari sostituendo con un’altra persona a ogni ora che passa.

In tutto il mondo c’è solo un posto dove la morte non può mettersi. […] Quello che chiamano urna, cassa, tomba, bara, feretro, cataletto, lì, io non c’entro, ci entrano solo i vivi, dopo che li ammazzo, è chiaro.
La morte

La morte si domanda ora dove sarà anfitrite, la figlia di nereo e doride, dove sarà quel che, pur non essendo, mai esistito nella realtà, ciononostante per breve tempo ha dimorato nella mente umana al fine di crearvi, per breve tempo pure, una certa e particolare maniera di dare senso al mondo.

Il sole non molesta le orbite vuote, ragion per cui i crani recuperati negli scavi archeologici non hanno necessità di abbassare le palpebre quando la luce batte improvvisamente sulle loro facce e il felice antropologo annuncia che il suo reperto osseo ha tutta l’aria di essere un neanderthal, anche se un esame successivo viene poi a dimostrare che in definitiva si tratta di un volgare homo sapiens.

Il violoncellista: Non capisco niente, parlare con lei è come ritrovarsi in un labirinto senza porte.
La morte: Ecco qui un’eccellente definizione della vita.
Il violoncellista: Lei non è la vita.
La morte: Io sono molto meno complicata.

E’ il mio più grande difetto, dico tutto sul serio, anche quando faccio ridere, soprattutto quando faccio ridere.
Il violoncellista

La morte tornò a letto, s abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno.

[Explicit, selezionare per leggere]

Frasi da Le intermittenze della morte di José Saramago