Non scommettere sulla pace che non venga dall’alto: è inquinata.
Non scommettere sulla pace non connotata da scelte storiche concrete: è un bluff.
Non scommettere sulla pace che prenda le distanze dalla giustizia: è peggio della guerra.
Non scommettere sulla pace che si proclami estranea al problema della salvaguardia del creato: è amputata.
Non scommettere sulla pace che sorrida sulla radicalità della nonviolenza: è infida.
Non scommettere sulla pace che non provochi sofferenza: è sterile.
Non scommettere sulla pace come “prodotto finito”: scoraggia.

(Tonino Bello)

Memorie di Adriano – ‘Taccuini di appunti’

Uno dei modi migliori per far rivivere il peniero d’un uomo: ricostruire la sua biblioteca.

(Taccuini di appunti, Pagina 285)

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…prendere come punto di contatto con quegli uomini soltanto ciò che c’è di più duraturo, di più essenziale in noi, sia nelle emozioni dei sensi sia nelle operazioni dello spirito: anche loro, come noi, sgranocchiarono olive, bevvero vino, si impiastricciarono le dita di miele, lottarono contro il vento pungente, contro la pioggia accecante, l’estate cercarono l’ombra di un platano, gioirono, pensarono, invecchiarono, morirono.

(Taccuini di appunti, pagina 290)

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Se quest’uomo non avesse conservato la pace nel mondo e rinnovato l’economia dell’impero, le sue gioie, le sue sventure mi interesserebbero meno.

(Taccuini di appunti, pagina 291)

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Questo libro è il condensato d’un’opera enorme elaborata per me sola.

(Taccuini di appunti, pagina 296)

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In certi momenti, rari peraltro, m’è accaduto persino di sentire che l’imperatore mentiva. In questi casi, bisognava lasciare che mentisse, come noi tutti.

(Taccuini di appunti, pagina 296)

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da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

L’UOMO BIANCO NON CAPISCE NIENTE

L’Uomo Bianco capisce tutto in modo sbagliato. Dice che vogliamo la guerra, quando invece è la pace che cerchiamo. Vedete, questo copricapo lui lo chiama “casco da guerra”. Certo, lo usavamo in guerra, ma per la maggior parte del tempo serviva per le cerimonie, non per la guerra. Ogni penna rappresenta una buona azione – vedete, nel mio, ne ho trentasei. Non è un oggetto di guerra, serve a dire chi siamo.
Quando intoniamo dei canti, l’Uomo Bianco li chiama canti di guerra. Ma non sono canti di guerra, sono preghiere a Dio. Abbiamo dei tamburi e allora l’Uomo Bianco li chiama tamburi di guerra. Ma non sono per la guerra, sono per parlare con Dio. I tamburi di guerra non esistono.
L’Uomo Bianco vede i nostri guerrieri che si dipingono il volto e così parla di pitture di guerra. Ma non servono alla guerra, servono perché Dio veda chiaramente la nostra faccia se dobbiamo morire.
L’Uomo Bianco dice che noi Lakota siamo venuti sulle Colline Nere soltanto un paio di secoli fa. Si sbaglia. Siamo qui da milioni di anni. L’Uomo Bianco dice che Dio ha creato il mondo in sette giorni.
Si sbaglia: Dio sta costruendo il mondo da milioni di anni, e ancora non ha finito.
Lo fa nuovo ogni mattina quando sorge il sole. Se non lo facesse, puff, il mondo sparirebbe. Per questo noi Gli inviamo le nostre preghiere ogni mattina e ogni sera, per ringraziarLo per il mondo.
Se non lo ringraziassimo, potrebbe smettere di rinnovare il mondo ogni giorno e così tutto scomparirebbe.
E poi, che cosa rimarrebbe all’Uomo Bianco da rubarci?

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakota
di Harvey Arden)

IL TABERNACOLO DI DIO

L’Universo è il tabernacolo di Dio.
Quando il vento soffia, quello è il respiro di Dio.
Quando voi respirate, quando io respiro, anche questo è il respiro di Dio.
Dio ci ha dato la pace. Andate su una collina domattina presto e guardate la valle sotto di voi. Quanta pace, è tutto tranquillo. Si sente solo il canto degli uccelli che lodano Dio.

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakota
di Harvey Arden)