La maledizione della Casa sulla Collina

Nessun organismo vivente può restar sano a lungo in condizioni di assoluta realtà; si crede che perfino allodole e cavallette sognino.

da La maledizione della Casa sulla Collina di Shirley Jackson

 

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Downton Abbey, stagione 2

Episodio 1

Mrs Huges: C’è una grata sul muro, quindi si può sentire tutto quel che viene detto nella stanza.
Carson: Ora, se fossi un gentiluomo non vorrei sapere nulla.
Mrs Huges: Ma non lo siete.
Carson: Per fortuna.

 

Episodio 2

Daisy: Andrai in guerra?
William: Speriamo! Sarebbe deludente se finisse prima del mio arrivo.
Mrs Patmore: Se dessero ascolto a me, sarebbe finita per l’ora del tè.

La verità non ha importanza, sono le apparenze che contano.
Violet

 

Episodio 3

E’ stato un bel sogno mia cara, ma adesso è finito. Prima della guerra tutto il mondo sognava, ma ora si è svegliato e ha detto addio a quel sogno per sempre.
Robert

 

Episodio 4

Mary: Nonna, non potete essere così contraddittoria!
Violet: Sono una donna. Posso essere contraddittoria quanto mi pare.

Episodio 6

Isobel: La colpa è in parte della cugina Violet.
Violet: Si, di solito lo è.

Episodio 7

Quando finisce una guerra il primo sentimento è il sollievo. Il secondo, delusione.
Richard Carlisle

Pensavo che sarei morto in questa casa e che il mio fantasma l’avrebbe infestata per sempre.
Carson a proposito di lasciare Downton Abbey

Speciale Natalizio

Richard Carlisle: Vi piacciono questi giochi, in cui il giocatore deve rendersi ridicolo?
Violet: Sir Richard, la vita è un gioco in cui il giocatore deve rendersi ridicolo.

Raramente penso di essere altruista, ma quando ti sento parlare mi succede.
O’Brian a Thomas

Richard Carlisle: Parto in mattinata, Lady Grantham. Dubito che ci rivedremo ancora.
Violet: Lo promettete?

Matthew: Sono spiacente per il vaso [che si è appena rotto].
Violet: Oh, non esserlo! Era il regalo di nozze di una mia orribile zia. L’ho odiato per mezzo secolo.

L’angolo dei Ritagli – Sognare insieme – QUMRAN NET – Materiale pastorale online

Se un uomo sogna da solo, il sogno rimane solo un sogno.
Ma se molti uomini sognano la stessa cosa, il sogno diventa realtà.

 

L’angolo dei Ritagli – Sognare insieme – QUMRAN NET – Materiale pastorale online.

I fiori blu

da I fiori blu di Raymond Queneau.

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs.

[incipit]

— Dove vuole che la porti, signoria?
— Lontano! Qui il fango è fatto dei nostri fiori.
— … dei nostri fiori blu, lo so. E allora?

Demostene e il Duca d’Auge
(Pagina 4)

Io l’autostop lo faccio solo coi tassì. E’ più caro.

Cidrolin
(Pagina 11)

— Insomma, non ci vuoi andare a sbudellare il MostanserBillah?
— Che si sbudelli per conto suo, sire, è la mia ultima parola.

Il Re e il Duca d’Auge
(Pagina 15)

Uccello che parla verba volant.
Uno dei proverbi d’estesa salacia sorti dal fondo profondo tanto folle quanto clorico della sapienza îldefrancese

(Pagina 24)

I miei sogni rivestono un particolare interesse. […] I miei sogni, li scrivessi, farebbero un romanzo.

Cidrolin
(Pagina 145)

— Potrebbe raccontarmi la storia di qualcun altro…
— Se la raccontassi vorrebbe dire che m’interessa. E se una storia m’interessa, è come se fosse la mia storia.

Cidrolin e Lalice
(Pagina 148)

Una cosa che non esiste non è mica detto che sia una stupidaggine.

Il Duca d’Auge
(Pagina 168)

I due cavalli erano legati fuori, al palo d’un divieto di sosta. I passanti al vederli si trasformavano per qualche istante in curiosi, poi ritornavano alla loro primitiva natura.

(Pagina 255)

Fu allora che si mise a piovere. Piovve per giorni e giorni. C’era tanta nebbia che non si poteva sapere se la chiatta andava avanti o indietro o se restava ferma. Finì per arenarsi in cima ad una torre. I passeggeri sbarcarono, Sten e Stef con qualche sforzo; s’erano ridotti magri e fiacchi da non poterne più, poverini. All’indomani le acque s’erano ritiratene nei letti e ricettacoli consueti e il sole era già alto sull’orizzonte, quando il Duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per considerare un momentino la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.

explicit, senezionar per leggere

 

BELLO, OTTIMA TRADUZIONE
Il mio giudizio complessivo sul romanzo e su Queneau in generale è senz’altro positivo! Sono rimasta invischiata nella staffetta onirica tra Auge e Cidrolin, e sono stata conquistata dalla genialità dello stile.
Grazie anche ovviamente alla splendida traduzione di Calvino.
http://www.naufragio.it/iltempodileggere/12901

VISIONI, SOGNI E MIRACOLI

Viviamo di visioni. Viviamo di sogni. Viviamo di miracoli. I
miracoli vengono a noi nella nostra vita quotidiana, nelle nostre
cerimonie, nelle nostre preghiere.
Ogni giorno è un miracolo per noi.
Molte volte, quando soffiamo nel fischietto d’aquila, ho visto
l’aquila apparire nel cielo vuoto e girare sopra la nostra testa.
L’aquila è il testimone del Grande Spirito, gli occhi di Dio.
Una volta ho avuto un sogno-aquila. Ho lasciato il letto e sono
volato via con l’aquila, sotto il sole, sopra le nuvole. Dopo aver
descritto dieci cerchi in volo lassù in cielo, sono volato di nuovo
nel mio letto. L’aquila è scesa insieme a me e ha girato quattro
volte attorno alla mia testa, poi è volata via.
Da allora, ogni volta che l’acquila viene da noi durante le
nostre cerimonie, la saluto sempre con amicizia.
Lei si ricorda di me e io mi ricordo di lei.
Ci teniamo d’occhio a vicenda.
L’aquila è il mio simbolo. Nella nostra Via c’è sempre un
simbolo: e il nostro potere personale che ci ricorda Dio e ci
ricorda di agire bene.
Alcuni missionari sono venuti ad assistere a una delle nostre
cerimonie. Ci hanno osservato mentre danzavamo. Io ho detto
loro: “Voi tutti, guardate in cielo. Vedete, l’aquila è venuta a
unirsi a noi!”.
L’aquila si è avvicinata ed è planata proprio giù al centro dello
spiazzo per la cerimonia, poi è rimasta lì su un piede solo, con una
zampa in aria. Tra gli artigli portava due penne e le ha depositate
sulla propria testa, come una corona. Poi ha cominciato a danzare e
noi abbiamo danzato con lei.
Tutti abbiamo pianto vedendo la danza dell’aquila. Persino i
missionari piangevano: “Non ci possiamo credere!”, dicevano. “Non
può essere vero!”.
Invece è accaduto.
Dio ha danzato con noi!

Ho visto gli spiriti dei nostri antenati venire ad unirsi a noi
quando cantiamo le canzoni degli spiriti. Cantano con noi per tutta
la notte. Ci prendono per mano e danzano con noi, finchè al mattino
svaniscono.
Mi sono seduto in mezzo ai bisonti e non mi hanno disturbato.
Sanno che sono un Indiano. Allattano i loro vitelli accanto a me e
mi lasciano stare. Qualsiasi uomo bianco che tentasse di fare la
stessa cosa ne uscirebbe vivo solo per miracolo.

Sono salito sulla montagna pregando di avere una visione e ho
parlato con Cavallo Pazzo. Ho parlato con Nuvola Rossa e con Nobile
Uomo Rosso. Mi insegnano cose che i vivi hanno dimenticato, cose che
l’Uomo Bianco non può sapere o comprendere.

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakota di Harvey Arden)