Nemico, amico, amante

Amava l’opera, lui, e l’Amleto di Laurence Olivier, ma per le tragedie della vita di tutti i giorni, con il loro squallore, non aveva tempo.
“Mobili di famiglia”

…si genuflettono strepitando preghiere rivolte a un Vegliardo abitatore del cielo che ha molto a cuore le sorti di guerre e partite di calcio.
“Conforto”

Ogni albero aveva a sua volta un atteggiamento e una personalità – l’olmo sembrava sereno e la quercia minacciosa, gli aceri cordiali e semplici, il biancospino scontroso e decrepito.
“Ortiche”

Guardò in alto verso l’orologio dell’Ufficio postale e si rese conto che stava per incominciare lo sceneggiato radiofonico che tutti i giorni lei e sua madre ascoltavano. Era preoccupatissima, non perché si stava perdendo la storia, ma perché si domandava cosa sarebbe successo alle persone della vicenda, con la radio spenta, se lei e sua madre non l’accendevano. Era più di una semplice preoccupazione, era autentico orrore, al pensiero di come le cose possano andare perdute, possano non accadere, in virtù di un’assenza fortuita o del caso.
“Post and Beam”

Mai fino a ora, fino a quel preciso momento, Lorna aveva visto con altrettanta chiarezza di aver sempre contato sulla possibilità che succedesse qualcosa, qualcosa che cambiasse la sua vita.
“Post and Beam”

Quando passai accanto alla finestra del soggiorno che si affacciava sul viottolo di casa, sentii della musica. Non era del tipo che avrebbe ascoltato Queenie. Ma quel genere di musica complicata che ci capitava di sentire dalle finestre aperte di casa Vorguilla – musica che esigeva un ascolto attento e poi non arrivava da nessuna parte, o per lo meno non abbastanza in fretta. Classica, insomma.
“Queenie”

da Nemico, amico, amante di Alice Munro

Il barone rampante

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi.
[incipit]

Continua a leggere

COME SO QUELLO CHE SO

La gente mi chiede come faccio a sapere quello che so.
Io rispondo: “Ho ascoltato i vecchi, gli Anziani, che raccontano storie che sono state trasmesse di generazione in generazione. Quando ero bambino stavo sempre seduto accanto ai Nonni e alle Nonne
e ascoltavo”.
Raccontavano storie meravigliose. Non dicevano mai bugie.
Forse quelle storie potrebbero sembrare fantastiche a un estraneo, ma erano vere.
Dagli Anziani ho saputo dei guerrieri-spirito che controllano l’aria e l’Universo.
Mi hanno dato il nome di tutte le stelle, della Stella del Mattino e di quella della Sera, dell’Orsa Maggiore e di tutte le altre.
Hanno dato vita alle stelle.
Esiste forse un potere più grande di questo?

(da “Nobile Uomo Rosso” – Il mondo straordinario di un Wisdomkeeper Lakota
di Harvey Arden)

Pillole per l’anima.

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza
d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora
ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il
suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo
doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per
ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro
case,del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che
avevano fatto.

Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva
sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte
le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle
quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i
colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i
cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro
barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e
c’era una bella vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino
alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo
dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la
scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che
stava passando. Sebbene l’altro uomo non potesse vedere la banda,
poteva sentirla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla
finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il
bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra,
morto pacificamente nel sonno. L’infermiera diventò molto triste e
chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva
spostarsi nel letto vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di
fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò
solo. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per
vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò
lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si
affacciava su un muro bianco. L’uomo chiese all’infermiera che cosa
poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così
meravigliose al di fuori da quella finestra. L’infermiera rispose che
l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. ”Forse, voleva
farle coraggio.” disse.

Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri,
anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è
dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco
conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L’oggi è un
dono, è per questo motivo che si chiama presente. L’origine di questa
lettera è sconosciuta, ma porta fortuna. Non tenere questa lettera,
spediscila agli amici ai quali vuoi augurare buona fortuna, compreso
chi te l’ha spedita.